Le origini del castello di Lucento affondano profonde radici nella storia. Già a partire dalla prima metà del Trecento il castello appare in documenti catastali come proprietà della famiglia Beccuti, dai quali abbiamo traccia di una struttura fortificata con corte interna, con funzione non solo produttiva ma anche di protezione.
Lungo il Quattro e Cinquecento la struttura del castello rimane parzialmente invariata, arricchendosi però di insediamenti abitativi nei pressi e perdendo la funzione di protezione militare dati i cambiamenti nell’assetto della città di Torino e dei suoi dintorni.
Verso la seconda metà del Cinquecento la proprietà passa nelle mani di Emanuele Filiberto di Savoia, che rende il castello una tenuta dedicata ai divertissement della famiglia reale, dove si praticano la caccia e i loisirs della vita campestre nei periodi di ritiro dalla città.
Parallelamente Emanuele Filiberto inizia ad ampliare i possedimenti agricoli intorno al castello, dando vita di fatto a una tenuta produttiva di notevoli dimensioni, con la presenza di animali e colture di cultivar introdotte per la prima volta in territorio torinese.
In seguito alla “gestione” dei Savoia, il castello subisce diversi passaggi di proprietari e destinazioni d’uso, passando da struttura di difesa durante l’assedio delle truppe francesi nel 1706 a luogo di produzione della seta sotto la guida della famiglia Tana d’Entracque, fino a diventare nel 1873 un istituto agrario di formazione ai mestieri dei giovani indigenti, l’istituto Bonafous.
Il castello di Lucento è insieme al Valentino una delle poche residenze sabaude nella parte piana dell’area urbana di Torino. Suoi aspetti peculiari sono la versatilità e le tante vocazioni d’utilizzo che ha assunto nel tempo, le quali sono in un certo senso specchio delle epoche vissute dalla città di Torino e di come è cambiata nei secoli.
Oggi il castello di Lucento accoglie uffici di Teksid, Api e Aief. Pur non mantenendo la struttura e dimensioni originali, permangono elementi che ricordano ciascuna delle tante vite e delle tante storie che hanno attraversato quest’area. Il complesso si sviluppa intorno a una corte interna dove troviamo esemplari arborei di pregio quali platani ornamentali e faggi rossi. Tutto il complesso è inserito in un’area dove si intrecciano elementi di natura non governata ed elementi antropici post-industriali, che insieme creano un’ambientazione unica.

