Dal Medioevo a oggi la Rocca di Arignano ha attraversato i secoli rimanendo inalterata per oltre 600 anni, fino all’intervento dell’attuale proprietà che l’ha recentemente ristrutturata con un’attenta opera di recupero mirata a rispettare la continuità con il passato.
Nel castello, edificato in funzione difensiva nell’XI secolo in cima a una collina a cavallo fra il torinese e il Monferrato, sono ancora visibili le tre stratificazioni successive. L’ultima, risalente alla fine del Trecento, presenta i segni di un’interruzione dei lavori che lasciò la Rocca incompiuta e che precedette di pochi anni il suo abbandono, in concomitanza con la costruzione del nuovo castello detto “delle quattro torri” a poca distanza.
Il recente recupero completato nel 2021 ha consentito di preservare le murature esistenti mantenendo anche i piccoli arbusti cresciuti tra i mattoni e le pietre, tra cui alcune piante di cappero, per conservare il fascino dell’antico edificio colonizzato dalla vegetazione.
Anche nel giardino si è voluto evocare l’atmosfera medievale. Da questo proposito nasce il “Giardino dei Semplici”, l’orto di piante officinali e aromatiche tipico dei monasteri dell’epoca, ordinatamente suddiviso con perfetta simmetria in aiuole di erbe medicinali, piante da orto e fiori da taglio. I cassoni in corten per la coltivazione, che citano l’intreccio di rami utilizzati in questo tipo di orti per delimitare le aiuole, sono fiancheggiati da sorbi, meli, nespoli e olivi e da due vasche di pietra ottagonali, ugualmente simmetriche. Attraversa il giardino un pergolato costruito con semplici pali di castagno su cui cresce la vite. Le piante, per la maggior parte edibili, trovano utilizzo nella cucina del castello e sono coltivate anche a scopo didattico, con il supporto di cartellini per identificare le specie vegetali. Lo spazio, che richiama le caratteristiche dell’hortus conclusus, è dominato dalla presenza imponente di un cedro del Libano, sotto il quale è stato costruito un deck in legno che permette all’acqua di filtrare per raggiungere le radici, consentendo al contempo ai visitatori di sedersi all’ombra del grande albero e di viverlo da vicino.

