La Vigna, citata da Amedeo Grossi nella Guida Alle Cascine E Vigne Del Territorio Di Torino E Suoi Contorni (1790) prende il nome da Giovanni Battista Chinet, pellizzaro (mercante di pellicce) di casa Savoia al quale il re nel 1756 donò la villa sulla collina di Sassi con i terreni che la circondavano per 13 giornate.
Un tempo la proprietà comprendeva una cappella e un casino ed era soprannominata “Il Gatto”, forse per il sentiero ripido lungo il quale occorreva inerpicarsi per raggiungerla.
Dopo i Chinet, la dimora passò alla famiglia Avogadro, poi ai Promis, fino ad arrivare agli attuali proprietari agli inizi del Novecento.
Un disegno del 1779 conservato presso l’Archivio di Stato consente di ricostruire l’aspetto del giardino in quel periodo: un parterre all’italiana con rondò centrale, dal quale si dipartivano vialetti che delimitavano otto settori. Il giardino occupava il terrazzamento naturale di fronte alla villa e i terreni più esposti al sole erano coltivati a vigneto.
Oggi un prato con vista panoramica sull’intera città e sulle Alpi ha preso il posto del parterre, per accogliere eventi e ricevimenti. Un viale di tigli di inizio Ottocento, di una varietà ora introvabile, conduce alla villa e separa il prato dal giardino degli agrumi. La folta vegetazione intorno è un mosaico di alberi secolari: sequoie, tassi, catalpa, tigli e liriodendron (il cosiddetto albero dei tulipani). Tra le siepi di bosso ottocentesche, l’attuale proprietà ha inserito rose antiche, seguendo il principio di preservare il fascino semplice e agreste che contraddistingue questo luogo. C’è anche un piccolo spazio verde chiamato “giardino segreto”: questo doveva essere l’accesso originario dal quale partono due scalinate che portano alla villa, piantumato con magnolie, peonie, tassi e catalpa.

